KINTSUGI and our New Reality!

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Dall’inizio dell’anno mi sono affezionata ad una nuova parola: “KINTSUGI”.
Ma cosa vorrà mai dire? E’ una parola giapponese che rappresenta una secolare e complessa tecnica di restauro.
Molti di voi penseranno che sono impazzita e si chiederanno che cosa ha a che fare questa parola con la mia vita e soprattutto perchè voglio addirittura dedicare un articolo del mio blog!
Non a caso ho chiesto a Valeria Palmulli di Terramarea di aiutarmi a scrivere questo post, perchè io di ceramica non sono un esperta, ma come vi accennavo nel titolo ho notato un meraviglioso parallelo tra la nostra nuova realtà e il KINTSUGI che può’ aiutarci a vedere con occhi diversi questi momenti.
Senza entrare troppo nei dettagli della filosofia Zen vorrei raccontarvi di una particolare visione estetica del mondo giapponese che si chiama “Wabi-sabi”, da non confondere con il wasabi!
Wabi-sabi: l’unicità delle cose cosi come sono e l’accettazione dei difetti senza nasconderli.
Nel Wabi-sabi convergono tre concetti principali:
  • Mushin, “senza mente” è un concetto che esprime la capacità di lasciare correre, dimenticando le preoccupazioni, liberando la mente dalla ricerca della perfezione.
  • Anicca si traduce con “impermanenza”; l’esistenza, senza eccezioni, è transitoria, evanescente e inconstante: tutte le cose sono destinate alla fine. Accettare tale condizione è avere un approccio sereno e consapevole della vita.
  • Mono no aware, “empatia verso gli oggetti”, è una malinconia triste e profonda per le cose; apprezzando la loro decadenza si arriva ad ammirarne la bellezza.
Ora, ritorniamo al KINTSUGI, letteralmente vuol dire riparare con l’oro ed è una pratica giapponese che consiste nell’utilizzo di oro o argento liquido o lacca con polvere d’oro per la riparazione di oggetti in ceramica (in genere vasellame), usando il prezioso metallo per saldare assieme i frammenti.
Creiamo ora il parallelo con le nostre vite attuali, le nostre vite sono letteralmente state inter-rotte dal virus e ognuno di noi in qualche modo non è piu la stessa persona che era prima della quarantena. Io mi sento esattamente come una porcellana rotta, ma come possiamo prendere il meglio da questa esperienza e andare avanti?
L’arte del kintsugi ci spiega proprio come decifrare questo accaduto e come viverlo in maniera costruttiva: come il piatto che viene riparato con il metallo prezioso possiamo “incollare” i frammenti delle nostre vite con “l’amore” e scoprire che questo è un momento unico e irripetibile. Una volta “riparati” con quello che chiameremo genericamente AMORE, (quando parlo di amore parlo di amore per noi stessi, amore per quello che facciamo e amore per chi ci circonda) avremo una nuova storia da raccontare e queste “ferite” se saremo in grado di valorizzarle saranno i punti di partenza delle nostre nuove vite.
UTOPIA? Direi proprio di no se avete capito di che cosa sto parlando.
Ma torniamo alla ceramica cosi da sviluppare meglio il nostro parallelo.
L’uso dell’oro da parte dell’artista è una profonda dimostrazione di stima e riconoscenza: parla di fragilità, di sgretolamento, di caducità, declino e di rinascita.
Valeria ha utilizzato questa tecnica su un piattino bellissimo che ha realizzato. Era bellissimo prima della rottura, ma scopriamo insieme cosa è successo dopo, seguendo il suo processo step by step.
  • prelevare una piccola quantità di polvere d’oro e resina e mescolare con una spatola;
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  • disporre l’impasto sulla parte di rottura che si vuole incollare;
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  • far aderire le due parti, lasciando fuoriuscire la colla dorata (il punto di rottura deve essere ben visibile!);
  • pulire con uno stuzzicadenti gli eccessi, rifinendo i punti più delicati;

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  • mantenere l’oggetto in posizione per alcuni minuti affinchè la colla si sia indurita;

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  • ripetere il procedimento, disponendo il collante sui nuovi lati da saldare;
  • Far aderire le due parti e attendere qualche minuto;

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  • L’oro valorizza i punti di rottura, aggiungendo luce e valore al pezzo;
(all pictures by Terramarea)
  • la riparazione è terminata!

 

Ora, avete visto il parallelo con il nostro piattino, che alla fine della nostra storia ha un valore estetico e anche simbolico davvero interessante, siete sicuri che non si possa creare una correlazione positiva con la nostra vita dopo la quarantena?
Vi lascio con questa riflessione personale, io ora mi sento meno “rotta” e devo dire che sto vedendo i lati positivi di tutto quello che mi è successo negli ultimi mesi.
Questa riflessione non vuole minimamente sminuire la perdita di persone care o le piccole o grandi tragedie che ci sono accadute, ma è una chiave di lettura diversa, creativa, di una situazione che ci sta inevitabilmente cambiando.
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This year I have head so many times the word: “KINTSUGI”.
What does it mean? It is a Japanese word that represents a centuries-old and complex restoration technique.
Many of you will wonder why I want to speak about restoration, what has this to do with weddings or my life and above all, why do I want to dedicate an entire article of my blog about it?It is no coincidence that I asked Valeria Palmulli of Terramarea to help me write this post: I am not an expert in ceramics and she is, and I have noticed a wonderful parallel between our new reality and KINTSUGI that can help us to see these moments with different eyes.Without going into too much detail about the Zen philosophy, I would like to tell you about a particular aesthetic vision of the Japanese world called “Wabi-sabi”, not to be confused with “wasabi”!Wabi-sabi: represents the uniqueness of things as they are and the acceptance of defects without hiding them. Three main concepts converge in Wabi-sabi: